Appello contro la disattivazione del Corso di Laurea Magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia di Sassari

mag 8th, 2011 | Di | Categoria: Osservatorio Antropologico

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Pubblichiamo l’appello diffuso dall’ASS.D.E.A., associazione sarda di studenti e laureati in materie demoetnoantropologiche, per evitare la chiusura del corso di laurea magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università di Sassari.

Noi studenti in Scienze dei Beni Culturali e in Antropologia Culturale ed Etnologia vi informiamo della chiusura del corso di laurea magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia. Le motivazioni che ci sono state date dal Preside e dal Presidente del corso di laurea per giustificare questa scelta sono di carattere tecnico: non c’è, oggi, un numero sufficiente di docenti di materie antropologiche per garantire l’attivazione del corso, neanche in una forma accorpata con altri.

Perché siamo arrivati a questa carenza di docenti non spetta a noi dirlo. Il risultato è comunque questo: gli studenti della triennale avranno come scelta quella di completare i loro studi o in altri corsi, nel caso rimangano in Sardegna, o in corsi antropologici fuori dall’isola.

Che ne sarà quindi dell’Antropologia Culturale in Sardegna?

Gli enti pubblici sono in questo periodo impegnati in una campagna di promozione dei beni culturali della Sardegna per sviluppare il turismo anche aldilà del settore balneare. L’Isola che danza è solo l’ultima delle campagne della Regione per valorizzare la cultura popolare sarda e le ricchezze che essa veicola. Si dice che “dalla cultura non si mangia” ma la Regione sta investendo fondi e competenze per smentire questo luogo comune.

La promozione a fini turistici non può però essere l’unica forma di intervento. Accanto e a monte di essa ci deve essere l’acquisizione di conoscenze scientifiche sull’argomento, realizzata da un personale che solo l’Università può formare, essendo lo spazio istituzionalmente preposto a tale funzione. Il corso di laurea in Antropologia culturale ed etnologia, pur con ampi margini di miglioramento, è oggi il migliore strumento di raccordo tra istituzioni formative e territorio, almeno per quanto concerne il settore dei beni culturali. All’interno del nostro percorso di studi impariamo non solo a portare il rispetto che meritano il patrimonio tradizionale e le persone che lo vivono e lo praticano ma soprattutto un metodo di ricerca e di analisi delle informazioni raccolte.

Il corso di laurea in Antropologia culturale ed etnologia forma potenziali ricercatori culturali, anche se è spesso messo in discussione per una scarsa ricaduta occupazionale. Le ragioni di questo sono da ricercare nella concorrenza rappresentata da pseudo-ricercatori che, pur senza alcun tipo di formazione nel settore, grazie a meccanismi di tipo clientelare finiscono per sottrarre lavoro ai laureati. Per ovviare questo è necessario uno sforzo congiunto di Università, istituzioni pubbliche e associazioni di settore nel definire in maniera chiara e univoca la figura del ‘ricercatore culturale’, in modo tale da chiarire le modalità di acquisizione di questa qualifica e quindi le possibilità occupazionali ad essa connesse.

I due temi (riattivazione del corso di Antropologia culturale ed etnologia e definizione della qualifica di ‘ricercatore culturale’) devono andare di pari passo, soprattutto in una terra come la Sardegna che grazie alla ricchezza di tradizioni ancora parzialmente da studiare può offrire ampie prospettive occupazionali a ricercatori opportunamente formati e tutelati ed impedire in tal modo di generare una nuovo settore di ‘cervelli in fuga’. Sappiamo quanto questo impoverisca la nostra terra, non solo dal punto di vista culturale ma anche economico. Impedire la formazione in loco di giovani ricercatori comporterà inevitabilmente il doversi rivolgere all’esterno per reperire le professionalità necessarie.

Il territorio ha solo da guadagnare nel riattivare il corso in Antropologia culturale ed etnologia, a maggior ragione se affiancato da una seria e puntuale riflessione sul futuro occupazionale dei suoi laureati.

L’appello è stato divulgato via Facebook, ma è aperta anche una discussione sulla Comunità di Anthropos. ASS.D.E.A. chiede a tutti i soggetti interessati di divulgarlo in modo da far conoscere il più possibile la situazione che si è andata creando presso l’ateneo di Sassari.

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  1. Credo che se c’è una regione che necessita di un corso di ANTROPOLOGIA CULTURALE ED ETNOLOGIA, sia proprio la Sardegna. Qui esiste ancora un enorme patrimonio culturale, sia nella musica sia nella millenaria tradizione rituale (carnevale etc.) che in tutta la storia archeologica nuragica e pre nuragica. Inoltre stili di vita specifici dei suoi abitanti sono ancora così profondamente radicati nell’animo dei Sardi, che solo la violenza dei nostri governanti può impedire di studiare, approfondire e salvaguardare almeno nelle università. Che dire tutto diventa sempre più triste con l’idiozia al potere.

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